Personale "Linee d'Africa"

manifesto Mellacina

''LINEE d'AFRICA''

di Irene Gianello

"Avevo undici anni e mezzo, era un giorno strano, non capivo cosa mi stava succedendo. Presero me e la mia famiglia e ci portarono al porto di Tripoli, sul luogo campeggiava la polizia araba armata che orchestrava la nostra uscita. Ci imbarcarono in una nave tipo carro bestiame dal nome 'Argentina', era tutto così confuso e orribile, ce ne siamo andati coi vestiti che avevamo addosso. E dire che la mia era una famiglia rispettabile, perché tanto odio? avevamo sei o sette operai che lavoravano nella nostra tenuta, stavamo bene e il rapporto coi dipendenti era buono. Avevamo anche una cavalla, Giuliana che aveva vinto molti premi, poi ho scoperto che il governo di Gheddafi aveva portato via anche lei oltre al nostro bestiame. Ma il popolo libico non era così, amavano gli italiani perché avevano portato I' agricoltura in una terra che viveva ancora di pastorizia le strade, le infrastrutture ... ma il petrolio faceva gola ai politici che hanno poi sobillato il popolo. Ho un ricordo dolcissimo della mia terra, I' arabo era obbligatorio nelle scuole e pur difficilissimo io lo avevo imparato, 1o sapevo scrivere e parlare. Ero innamorata poi di mio padre, era un grande filosofo, mi ha trasmesso I' amore per I 'arte e per le cose belle, nella sua famiglia sono tutti baritoni, tenori... ah la musica! Che grande cosa. La realtà in cui vivevo da piccola era così dolce e ovattata. I nostri vicini di casa erano arabi, con noi avevano instaurato un rapporto di reciproca stima e riconoscenza e quel giorno al porto erano venuti a salutarci in lacrime. Cosa ricordo di Tripoli? Il bianco accecante delle case, i fichi d'India, i mandorli, gli ulivi e il deserto che nel momento del tramonto ha mille sfumature, questo per me è I' Africa, le case bianche, la mia citta e la velocità con cui tramonta il sole lasciandoti in un buio pesto, ma non privo di contenuti ... LA FELICITA' in mezzo al deserto...è disarmante. Ma io sono stata fortunata sai , ho avuto un'infanzia bellissima, sono stata tanto amata. Dall'Italia i miei genitori avevano portato anche la nonna che come molte nonne romagnole era grossa e un'ottima cuoca, era una donna molto cordiale, se penso a lei ricordo le tagliatelle stese su di un tavolo di legno di una casa di Tripoli e la cena di Natale per la quale faceva dei cappelletti grandi 'come delle pizze'. Dopo i festeggiamenti partivamo da casa sua per tomare verso casa nostra, mio padre mi prendeva in braccio e percorrevamo quattro chilometri a piedi nel buio totale del deserto. Avevo paura di quell'oscurità, ma il canto stonatissimo di mio padre in mezzo a quell'immenso di spazi e tempo mi dava un senso di estrema tranquillità. Questa è la mia storia, i miei ricordi, da allora tutto è cambiato, ma le sensazioni che derivano dai colori, dai sapori e dai profumi si innestano in noi con una tale prepotenza che è direttamente proporzionale all'intensità con cui le hai vissute. I1 colore bianco mi accompagna da sempre perché mi ricorda i tetti delle case di Tripoli, è il colore della mia vita della mia anima e di quell'innocenza che ho perso in Africa in un'infanzia felicissima e fortunata. Non ho trovato mezzo migliore dell'arte per lasciare impressi i miei ricordi oltre che nella mia mente e le creazioni che progetto hanno il senso del passato. I materiali delle mie sculture sono diversi, a volte uso la carta di marmo, un amalgama di cellulosa pura, polvere di marmo di Carrara e un inedito di cui gelosamente custodisco la ricetta. La cartapesta invece è stata un'autentica riscoperta, ha origini molto antiche ed è stata ampiamente usata nei secoli, la amo particolarmente per I 'intenso lavoro che prevede, per la sua apparente fragilità e per la versatilità delle soluzioni finali. Adotto anche altri composti come I' argilla che uso sempre a crudo ed il cuoio che trovo affascinante, plasmabile e 'docile' ma con un carattere vigoroso. La pietra grattugiata e la polvere di pietra hanno in me il senso del ricordo della sabbia del deserto e di tutto ciò che è polveroso, lontano e fiabesco, lo conservo come un bene prezioso e un monito all'artigianato che va scomparendo. Amo usare le mani per plasmare e sentire le grinze del cuoio lavorato, le superfici irregolari, le rughe della carta e le asprezze della pietra. Questa sono io, ai colori e alla mia fantasia affido il resto"

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Veduta della sala

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Alcuni momenti del vernissage dell'8/11/2014 della mia personale "Linee d'Africa" al Museo Internazionale del Vetro di Montegrotto Terme (PD)

 

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Trovate il video anche sulla mia pagina You Tube

 

 

 

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